Caro Vittorio Sgarbi, talvolta meglio tacere e passare per ignoranti, che aprir bocca e togliere ogni dubbio

In campagna elettorale é il momento in cui tutte le mostruositá della politica diventano pubbliche. I pensieri bigotti di uomini di cultura, sono i problemi piú grossi che usualmente si affrontano, specialmente perché in piena campagna elettorale, é necessario ritrattare le proprie affermazioni, per evitare di perdere credibilitá.

Questo é quanto accaduto a Vittorio Sgarbi, noto per il suo temperamento discutibile, e per le discussioni che si tramutano in sproloqui. Ma grazie a questo comportamento, é diventato noto alle tv; specialmente in un paese in cui le decine di talk show, devono lottare per garantirsi una piccola fetta dello “share” tv. La sua maleducazione e la sua passione per le litigate lo ha portato a ad acquisire una notorietá sufficiente a garantirsi una poltrona e il danaro di un vero show man. Inoltre, la passione degli italiani per questo genere di drama, ha aiutato la sua scalata al successo. Nulla a che fare, dunque, con la sua cultura e con la sua “importante” figura di critico d’arte.

Parlando dei fatti, qualche giorno fa Vittorio Sgarbi, in un’intervista a Radio 105, ha detto che Di Maio più che il Presidente del Consiglio, al massimo può fare l’infermiere. Un affermazione che non é passata inosservata, sopratutto perché Di Maio non possiede una laurea in infermieristica e di conseguenza non puó appartenere all’Ordine degli Infermieri. Volendo, inoltre, essere piú precisi, nemmeno Sgarbi, potrebbe “fare” l’infermiere, non essendo in possesso della laurea necessaria.

Questa affermazione ha scatenato lo sdegno degli infermieri, tanto che alcuni giornali online hanno fortemente criticato queste parole. La risposta di Sgarbi peró non si é fatta attendere. In un pacato video-messaggio dal suo sofá, con voce rauca (probabilmente i risultati delle sue sceneggiate), ritratta le sue parole, dicendo di rispettare gli infermieri per quello che fanno; quello che in realtá voleva intendere é che trova ridicolo che per una professione che non necessita di conoscenze tecniche si richieda la laurea, mentre per essere presidente del consiglio non é richiesta. Poche parole che infiammano ancor di piú gli animi, dimostrando l’ignoranza del critico d’arte e la poca capacitá di ricoprire alcuna carica politica, data la sua scarsa conoscenza della societá. A seguire il video incriminato.

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