FALSE PARTITE IVA: Molte segnalazioni da parte degli infermieri, quali sono le soluzioni…

Abbiamo deciso di scrivere riguardo a questo argomento a causa delle decine di segnalazioni ricevute. Dunque segnaliamo che non ci sono statistiche ufficiali che diano dei numeri esatti sulla situazione degli infermieri a proposito delle finte partite IVA, soltanto statistiche generali.

La Riforma del Lavoro all’art. 1, c. 26 ha introdotto una norma volta a contrastare un utilizzo distorto delle prestazioni lavorative rese in regime di lavoro autonomo. In particolare, l’intenzione del Governo è quella di regolarizzare tutti quei lavoratori che si sono visti invogliare dai propri datori di lavoro ad aprire una partita IVA, appunto “falsa”, al sol fine di evitare d’ingabbiarsi in contratti di lavoro che risultano ovviamente più onerosi e scomodi.

In base ai dati Istat, in media il 17% – 8% se si considerano i 15-29enni – nel nostro Paese trova lavoro iniziando un’attività autonoma, con punte del 20% nel Mezzogiorno. In totale, i cosiddetti autonomi senza dipendenti, nel 2012, erano 3 milioni e 369 mila, la maggioranza degli indipendenti (59%). Di questi, 797mila avevano un unico cliente. Ma non tutti i monocommittenti sono false partite Iva, come ripete spesso Anna Soru, presidente di Acta. Molti monocommittenti godono di piena autonomia riguardo la scelta del luogo e dell’orario di lavoro, e quindi sono effettivamente autonomi, ma ben il 35% dichiara di essere soggetto a vincoli organizzativi e lavorativi, svolgendo in pratica un lavoro da dipendente. Queste sono le “false partite Iva”.

Dunque quale strumento esiste per difendersi dai datori di lavoro che ci obbligano a diventare dei finti liberi professionisti, costringendoci a non avere nessun diritto o tutela?Presunzione di subordinazione

Il riferimento legislativo è il comma 26 dell’articolo 1 della legge 92/2012, che introduce l’articolo 69 bis al decreto legislativo 276/2003. In base a questa norma, scatta automaticamente la presunzione di subordinazione se il contratto a partita IVA prevede almeno due delle seguenti caratteristiche:

 

  • collaborazione con il medesimo committente di durata complessiva superiore a otto mesi annui per due anni consecutivi;
  • il corrispettivo, anche se fatturato a più soggetti riconducibili al medesimo centro d’imputazione di interessi, costituisce almeno l’80% del totale annuo percepito dal collaboratore nell’arco di due anni solari consecutivi;
  • postazione fissa di lavoro presso una delle sedi del committente.

Attenzione: gli otto mesi vanno calcolati in base a ciascun anno civile (quindi, dal primo gennaio al 31 dicembre).

In teoria qualora queste condizioni fossero rispettate si potrebbe avvertire il proprio legale e richiedere l’assunzione come dipendente.

Quali falle potrebbero esserci nella regolamentazione?

– La presunzione di co.co.co. non opera: qualora siano riconosciute capacità teoriche di grado elevato acquisite attraverso significativi percorsi formativi (diploma, laurea o qualifica professionale), oppure da capacità tecnico-pratiche acquisite attraverso rilevanti esperienze maturate nell’esercizio concreto di attività; quando il titolare della partita IVA possa dimostrare un fatturato annuo non inferiore a 1,25 volte il minimo imponibile previsto per i contributi dovuti dagli artigiani ed esercenti attività commerciali (che, per l’anno 2012, è pari a € 18.662,50). Affinché operi la suddetta esclusione è necessario che la sussistenza di entrambi i requisiti.

 

– Il D.M. del 20 dicembre 2012, inoltre, individua sostanzialmente tre categorie di esclusione dalla presunzione di co.co.pro, ossia: i professionisti iscritti a un ordine, collegio, registri, albi, ruoli o elenchi professionali (per i professionisti iscritti a un Albo l’autonomia non va provata); le federazioni sportive anche in questo caso è necessario che sia tenuto o un controllato dalla P.A. con iscrizione subordinata al superamento di un esame di Stato o a una valutazione; le imprese iscritte alla Camera di commercio purché l’iscrizione non sia solo ai fini di pubblicità dichiarativa. Pertanto, restano esclusi gli artigiani e commercianti che sono sottoposti a un regime di iscrizione oggetto di valutazione.

 

Cosa dire? Un nonsense che la nostra categoria è costretta a sopportare e che sta diventando sempre più importante a causa dell’incremento delle partite IVA. Speriamo che si faccia luce su questa delicata situazione.

 

 

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